AVV. MASSIMO STEFANUTTI

DIRITTO&FOTOGRAFIA

 


ARTICOLI
 
  • Fotografia&Diritto II

  • Il diritto d’autore

    Seconda parte: La fotografia così detta semplice e la fotografia così detta documentaria

    Davanti ad una fotografia ed in vista di una tutela da chiedere o da concedere, il primo passo è l’analisi della categoria giuridica cui appartiene l’immagine. Nel sistema giuridico italiano, la differenziazione tra le fotografie creative (trattate nella prima parte di questa serie di articoli – vedi Fotoit di aprile 2010)  e le altre due categorie previste (la c.d. fotografia semplice e la c.d. fotografia documentaria) spesso non è agevole per la lacunosità delle norme e la poca univocità della terminologia (non giuridica) utilizzata. Bisogna tener presente che si tratta di una norma (l’art.87 L. 633/1941 nella prima parte tratta delle fotografia semplice e nell’ultima della fotografia documentaria) scritta negli anni ’40 quando la tecnologia non era quella di adesso.

    L’ultima parte dell’art. 87 afferma che “non sono comprese - tra le fotografie semplici, N.d.R. – le fotografie di scritti, documenti, carte di affari, oggetti materiali, disegni tecnici e prodotti simili.”. Era quella un’epoca carente di fotocopiatrici e scanner per cui la mera duplicazione (o riproduzione) di qualsiasi documento originale era affidata alla macchina fotografica con stativo e luci di riproduzione:per cui tale utilizzo del mezzo era puramente meccanico e non vi era alcun intervento dell’inventiva del fotografo.

    La funzione di queste immagini sarebbe puramente documentaria, laddove con questo termine si deve intendere l’esigenza di fotografare le cose così come sono, senza alcuna alterazione estetica, artistica o altro.

    Ne consegue come la categoria possa esser anche attualmente utilizzata – anche se in ambiti limitatissimi visto proprio l’avanzare della tecnologia e la capacità di altri mezzi di rendere (ed in modo migliore) lo stesso risultato della macchina fotografica – con la precisazione che in presenza di una finalità commerciale o editoriale le fotografie devono esser considerate come semplici e non più come meramente documentali. A titolo di esempio – per il passaggio dalla terza alla seconda categoria – basti pensare alle foto di monete o francobolli per un catalogo commerciale: tale finalità prevale sul contenuto meramente documentario.

    Solo se le fotografie in questione contengono – nei più svariati modi – il germe della creatività, potranno esser tutelate come opere dell’ingegno.

    Le fotografie c.d. documentarie sono sfornite di qualsiasi tutela giuridica.

    Invece - secondo l’art. 87 parte prima -“sono considerate fotografie (semplici, N.d.R.) le immagini di persone o di aspetti, elementi o fatti della vita naturale e sociale, ottenute col processo fotografico o con processo analogo, comprese le riproduzioni di opere dell’arte figurativa e i fotogrammi delle pellicole cinematografiche.”.

         La differenziazione tra la fotografia creativa e quella semplice è sempre stata difficile e condotta con criteri spesso soggettivi che conducono, a seconda di chi effettua l’esame, a risultati contraddittori. In sintesi dalle differenti prospettive, si può dire che

    si tratti di fotografie prive di carattere creativo e che, proprio per l’assenza della citata creatività, non possono rientrare in quest’ultim categoria. E così, se la creatività si può, sostanzialmente, individuare in uno sguardo sul reale dal carattere personale - e, per quanto si possa in fotografia, parlare di originale – la mancanza parziale o totale di tali requisiti può far qualificare quella fotografia come semplice. Sono immagini che possono esser anche prodotte con elevato livello di professionalità operativa (luci, inquadratura, ecc.), con efficace capacità di rendere il soggetto (o l’oggetto) fotografati ma che non appaiono esser dimostrative di una originale interpretazione dell’autore.

    Nella fotografia documentale vi è un atto meramente riproduttivo della realtà – ma anche qui: la fotografia può riprodurre la realtà in modo pedissequo o è solo un sogno? (Zannier) - ma senza alcuna impronta autoriale anche se il risultato finale può esser tecnicamente eccellente per cui  resta la sua classificazione nella fotografia documentale o in quella semplice.

    In particolare la fotografia di architettura e pubblicitaria sono state ritenute per anni semplice fotografia e così anche la foto di moda (Helmut Newton si è rivoltato a lungo nella tomba) prima che considerazioni più attuali soppiantassero una prospettiva quanto meno inadeguata.

    La tutela della fotografia semplice è affidata ai così detti diritti connessi: si tratta di una costruzione giuridica (riscontrabile anche in altri ordinamenti) per la quale (art. 88 -89 - 90 L. 633/1941) al fotografo viene riconosciuto un equo compenso qualora l’immagine sia utilizzata a qualunque fine (previo consenso dell’autore o anche a sua insaputa) a patto che la fotografia riporti il nome del fotografo e la data dell’anno di produzione e ciò nella limitata durata di vent’anni dalla data di produzione. Senza i predetti requisiti formali, l’utilizzo della fotografia si deve intendere libero a differenza della fotografia creativa nella quale i diritti patrimoniali e morali nascono al momento stesso della produzione dell’immagine, senza alcuna formalità o registrazione.

    In linea di massima la fotografia semplice non gode del diritto morale d’autore in quanto non previsto  ma si ritiene l’esistenza di un diritto morale connesso (o almeno del c.d. diritto di paternità) in base ad una interpretazione sistematica delle norme in materia.

    Avv. Massimo Stefanutti, diritto della fotografia e dell’immagine, Venezia.

    © Riproduzione riservata