AVV. MASSIMO STEFANUTTI

DIRITTO&FOTOGRAFIA

 


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  • • VIETATO! I limiti che cambiano la fotografia
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  • Giovanna Calvenzi: I limiti che cambiano la fotografia

  • Ci siamo quasi abituati.

    Guardiamo le fotografie sulle pagine dei periodici italiani e non ci stupiamo di vedere volti pixelati (ci siamo abituati anche a questo brutto neologismo) o striscette nere (pecette?) che coprono occhi o visi.

    Cerchiamo di fotografare per la strada, situazioni di vita che la storia della fotografia ha reso parte integrante della nostra cultura visiva, e ci accorgiamo che ci poniamo dei limiti. Che preferiamo che le persone siamo di spalle, che l’idea di chiedere una liberatoria o un’autorizzazione rallenta il ritmo del nostro lavoro, distrae la concentrazione. Evitiamo scientemente i bambini, abbiamo nella testa la confusa percezione che esiste una Carta di Treviso che li protegge e nell’incertezza soprassediamo.

    E la relazione che abbiamo con la fotografia e con le sue possibilità di narrazione cambia. Nonostante l’opera d’informazione che alcune benemerite associazioni professionali cercano di fare, sulla legge che regola il rispetto della privacy dei cittadini italiani, c’è grande confusione. Si può fotografare per la strada ma le foto non si possono pubblicare. Quando un luogo pubblico è abbastanza pubblico da permetterci di lavorare? Se non possiamo pubblicare, possiamo almeno stampare ed esporre in mostra le nostre foto? La gloriosa street photography è davvero destinata a scomparire? Dobbiamo avere sempre con noi un model release da far firmare a tutti quelli che entrano nelle nostre immagini?

    La legge sulla privacy ha fatto comunque il suo corso e nella percezione delle proprie possibilità operative sul territorio nazionale i fotografi italiani si sentono quotidianamente condizionati da un riflesso pavloviano che porta all’impedimento. Provini e Memory Card pullulano di immagini che non sappiamo se possiamo usare.

    Il recente millennio avrà, almeno in Italia e in pochi altri strutturati Paesi, scarsa documentazione sulla società oggi contemporanea e sui suoi comportamenti. Là dove la fotografia è registrazione e memoria, ci saranno dei vuoti di memoria. Il nostro presente rischia di non diventare immagine per il futuro. Le più raffinate abilità nel raccontare l’evoluzione della società italiana, i comportamenti, le mode, resteranno forse inespresse.

    La provocazione proposta con la mostra “Vietato!” suggerisce anche esercizi di percezione di grande interesse. L’oscuramento di alcuni volti dei protagonisti delle immagini proposte altera la lettura delle immagini, suggerisce colpevolezze, aggiunge interpretazioni morbose alla serenità delle situazioni, scompagina gli equilibri fra le persone ritratte nella fotografia.

    I limiti che la legge sulla privacy impone stanno cambiando la fotografia o forse, meglio, inducono i fotografi a sentirsi meno liberi. A volte è vero, a volte è necessario, spesso ce lo siamo inventati noi.  Se la legge non ammette ignoranza, la fotografia fa lo stesso. La nostra ribellione a quella che spesso viene vissuta come coercizione alle nostre possibilità espressive può passare solo attraverso la conoscenza. Per sentirci di nuovo liberi. Per conservare memoria di quello che siamo, che siamo stati, che saremo.

    Giovanna Calvenzi

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