MASSIMO STEFANUTTI

 

 

FOTOGRAFIA STENOPEICA

 

PINHOLE PHOTOGRAPHY

 

Massimo Stefanutti ha intrapreso da molto tempo un percorso sperimentale che lo avvicina sia alle prime prove dei padri della fotografia,  sia alla poetica delle Avanguardie storiche, quali costruttivismo russo e Bauhaus.

Sperimentale da punto di vista tecnico - l’originale riproposta della macchina stenopeica, da cui il formato compositivo quadrato - e dal punto di vista della filosofia dell’immagine.

Stefanutti indaga, infatti, con modalità ironiche e ludiche, sulla polarità vero/falso: una tematica quanto mai attuale, in tempi di fotografia “vera” e fotografia “falsa”, ovvero artificiale, confezionata al computer con le sofisticate tecnologie offerte dal digitale.

Il concetto di ambiguità, percettivo e filosofico, è oggetto di una trattazione visiva in “Memento mori” (2000/2001), un’altra importante serie realizzata dal fotografo veneziano. E’ questa, in effetti, la prima serie in cui Stefanutti utilizza lo stenopeico: qui il mondo comincia dunque ad essere traguardato nel modo più diretto possibile in fotografia.

Il tema è un viaggio all’indietro, alle origini, a un tempo di cui si è inesorabilmente perduta memoria: lapidi anonime, che non si sa più chi commemorino; luoghi boschivi in penombra, margini stradali ove le pietre miliari paiono antiche steli funerarie; chiesette e cimiteri abbandonati o deserti, ripresi immoti nella fredda luce del sublime.

Un intenso flou metafisico pervade queste scene, dove ridiviene percettibile la natura estatica della fotografia: lo sguardo nudo, spogliato di tutto, vede l’essenza del mistero, riacquista la sua originaria potenza iniziatica.

L’apparizione finale della Madonna nel bosco (una bianca statuetta ripresa tra le fronde) sta a significare l’aspetto paradisiaco del creato, contrapposto al fuoco infernale simboleggiato da un’altra immagine della stessa serie: a sottolineare ancora una volta il principio di dualità su cui si imperniano visibile ed invisibile.

Michela Giacon

© Riproduzione riservata

For some time Massimo Stefanutti has been an experimental photographer following in the footsteps of the founding fathers of photography and historical avantgarde movements such as Russian constructivism and the Bauhaus.

His work is experimental from a technical point of view – the camera used for pinhole photography and the square final format – and from the point of view of the philosophy of images.

Stefanutti’s work is an ironic and playful investigation of the polarity between true and false: a highly contemporary subject at a time of “true” and “false” photography, i.e. artificial images created by the computer with sophisticated digital technology.

The concept of perceptive and philosophical ambiguity is given visual form in “Memento mori” (2000/2001), an important series of photos by the Venetian artist. It is the first time that Stefanutti has used pinhole photography: here the world is represented in the most direct form available to photography.

The subject is a return journey to the origins and the time that memory was lost: anonymous gravestones no-one knows who is being commemorated, areas of woodland in shade, the sides of roads where the milestones look like ancient funeral stones, abandoned or deserted churches and graveyards, photographed statically in the cold light of the sublime.

An intense metaphysical vein can be felt in these scenes, where the ecstatic nature of photography is restored: the naked eye confronting the essence of a mystery recovers its original force as an initiation ritual.

The final vision of the Madonna in the wood (a white statue photographed amidst the leaves) signifies the heavenly aspect of creation, opposed to the hellfire in another photograph in the series, once again a polarity and the principle of duality between the visible and invisible.

Michela Giacon

© Riproduzione riservata